Letto di raso
Sogno il mare
del tuo letto di raso,
vivo la poesia
dei canneti ballerini,
sotto il cielo
dei tuoi occhi,
sogno una porta aperta
in una soffice nuvola,
dipinta con fiocchi di piacere,
spinta da invisibile passione.
Sogno di viaggiare con te,
guardare le onde
che bagnano il corpo,
il flusso d'emozione
che ti possiede.
Sogno, il vento caldo
dei tuoi sorrisi,
sulla sabbia calda
delle tue guance.
Sogno le maree,
che mi farai vivere,
le dolci notti sulla spiaggia,
scaldate dalla fiamma,
di un schioppettante falò.
Sogno il tuo letto di raso,
le sue pieghe di desiderio,
i riflessi di una fiamma,
che illumina l'isola sognata.
Sogno un viaggio galeotto,
invaso da pirati dell'amore,
da battaglie condite di vittorie,
con tesori da possedere, da scoprire.
Nel cielo blu dei tuoi occhi,
vivo la visione di un'isola al tramonto,
decorato da pensieri complici.
Sogno di sfondare il confine
della realtà, per viaggiare,
viaggiare in un solo mondo.
Chiodo
Ho appeso
ad un chiodo l'amore,
scordato attimi
di felicità,
nel travasare
solo tristi ricordi.
Mi sono perso
in giornate di noia,
in folle d'occhi
insensibili e muti,
ho guardato
mille impronte
sulla sabbia
per cercare
un sorriso
sul mio viso.
Ho cercato,
cercato l'amore,
dimenticandomi,
che il mio era
appeso ad un chiodo.
Ti voglio per amare
Un filo ci lega,
ci fascia con
un cordone virtuale,
la tua voce,
bassa e lontana,
stringe la mia anima.
Circondato di te,
in una stanza
buia e sola,
sfiorato
dalla tua immagine,
uscita da uno
specchio nero,
coperto dalla tua pelle,
sotto un finto
lenzuolo di seta.
Ti vedo in un fiore,
dai petali d'emozione,
con un alto gambo
fatto d'anima,
ti vedo in un prato
di verde speranza.
Vorrei coglierti,
godere del tuo profumo,
sfiorare i tuoi petali.
Ma voglio solo amarti
e farti vivere
per sempre in me.
A una fanciulla
(anno 1886 )
Cando enzesti, gioia, a domo mia,
bestida de damascu orientale,
cun sa cara piena de allegria
m'istringhesi a su sinu verginale.
Tottu ind'una isolveit sa iddia
ch'a s'anima m'haiat fattu male,
e in su coro mancu unu signale
resteit de sa trista melodia.
Appuntu ca connosco a tie sola,
chi mi podet sanare ogni ferida
sempre t'isetto, amada meighina.
Beni e cun s'abbratzu mi consola,
torra ca si non faghes sa partida
si mi falan sos ossos in chijna.
Delicata figura della donna amata in visita al poeta. Essa appare in tutto il suo splendore "vestita di damasco orientale" e d' un tratto si allontanano i cupi pensieri. "Vieni ancora, gioia, a consolarmi e a guarire le mie ferite d' amore".
Un sorriso
Un sorriso non costa nulla e rende molto.
Arrichisce chi lo riceve, senza impoverire chi lo dona.
Non dura che un istante,
ma il suo ricordo è talora eterno.
Nessuno è così ricco da poterne fare a meno.
Nessuno è così povero da non poterlo dare.
Crea felicità in casa;
è sostegno negli affari;
è segno sensibile dell'amicizia profonda.
Un sorriso dà riposo nella stanchezza;
nello scoraggiamento rinnova il coraggio;
nella tristezza è consolazione;
d'ogni pena naturale è rimedio.
Ma è bene che non si può comprare,
nè prestare, nè rubare,
poichè esso ha valore solo
nell'istante in cui si dona.
E se poi incontrerete talora
che non vi dona l'atteso sorriso,
siate generosi e date il vostro,
perchè nessuno ha tanto bisogno di sorriso,
come chi non sa darlo agli altri.
Il fiore dell'amore
Mi vesto, e
Che cosa indosserò?
Nel Cielo,
Una stella…
Ogni mia idea s'illumina,
Sei tu!
Da lassù
Nella mia testa precipiti, ed io
Di te sono investito!
Raccolta…
Come il fiore dell'amore
Ora, mi sono vestito
Del tuo cuore.
Silenzio! Quale luce irrompe..
Silenzio! Quale luce irrompe da quella finestra lassù?
È l'oriente, e Giulietta è il sole.
Sorgi, vivido sole, e uccidi l'invidiosa luna,
malata già e pallida di pena
perché tu, sua ancella, di tanto la superi in bellezza.
Non essere la sua ancella, poiché la luna è invidiosa.
Il suo manto di vestale è già di un verde smorto,
e soltanto i pazzi lo indosano. Gettalo via.
È la mia donna; oh, è il mio amore!
se soltanto sapesse di esserlo.
Parla, pure non dice nulla. Come accade?
Parlano i suoi occhi; le risponderò.
No, sono troppo audace; non parla a me;
ma due stelle tra le più lucenti del cielo,
dovendo assentarsi, implorano i suoi occhi
di scintillare nelle loro sfere fino a che non ritornino.
E se davvero i suoi occhi fossero in cielo, e le stelle nel suo viso?
Lo splendore del suo volto svilirebbe allora le stelle
come fa di una torcia la luce del giorno; i suoi occhi in cielo
fluirebbero per l'aereo spazio così luminosi
che gli uccelli canterebbero, credendo finita la notte.
Guarda come posa la guancia sulla mano!
Oh, fossi un guanto su quella mano
e potessi sfiorarle la guancia!
William Shakespeare (1564-1616)
Iscinta e scalza, con le trezze avvolte
Iscinta e scalza, con le trezze avvolte,
e d'uno scoglio in altro trapassando,
conche marine da quelli spiccando,
giva la donna mia con le altre molte.
E l'onde, quasi in sé tutte raccolte,
con picciol moto i bianchi piè bagnando,
innanzi si spingevan mormorando
e ritraènsi iterando le volte.
E se tal volta, forse di bagnarsi
temendo, i vestimenti in su tirava,
sì ch'io vedeo più della gamba schiuso,
oh, quali avria veduto allora farsi,
chi rimirato avesse dov'io stava,
gli occhi mia vaghi di mirar più suso!
Giovanni Boccaccio (1313-1375)
Filo:
"Con un filo d'oro la vorrei legare a me.
Poi, come prova d'amore, la vorrei per sempre liberare."
Lamarque
E' quel che è di Erich Fried
E' assurdo dice la ragione
E' assurdo dice la ragione
E' quel che è dice l'amore
E' infelicità dice il calcolo
Non è altro che dolore dice la paura
E' vano dice il giudizio
E' quel che è dice l'amore
E' ridicolo dice l'orgoglio
E' avventato dice la prudenza
E' impossibile dice l'esperienza
E' quel che è dice l'amore.